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Albania, seconda settimana di proteste: università in boicottaggio, arresti giudicati illegali, Rama chiede le dimissioni dei direttori

Sabato 24/10/2026

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Tirana, sabato 24/10/2026, dodicesimo giorno di proteste. Oggi è convocata la protesta nazionale: docenti alle 10:00, sindacati e artisti alle 11:00, Partito Democratico a mezzogiorno, studenti alle 14:00. Poco prima delle 12:50 i sostenitori del PD hanno bruciato i cuscini del tavolo del dialogo sistemato in mattinata da Rama davanti alla sede del governo. In sette giorni la protesta è cambiata: meno incidenti in serata, un boicottaggio universitario senza scadenza, arresti giudicati in gran parte illegali, un governo che chiede le dimissioni dei propri direttori.

La piazza

Domenica 18/10 i manifestanti incendiano il Commissariato numero 3 e l'ingresso del Ministero dell'Interno. Lunedì 19/10 un gruppo mascherato sfonda le porte del Tribunale d'Appello, con i dipendenti dentro.

Martedì 20/10 Rama fa sistemare davanti alla sede del governo sedie rosse con la scritta Dialogo; studenti e docenti le rovesciano, dalle 17:56 molotov e pietre, la polizia risponde con gas e idranti fino alle 21:00. Lo stesso giorno il sindacato dei dipendenti delle università decide all'unanimità il boicottaggio delle lezioni in tutti gli atenei pubblici, senza scadenza.

Da mercoledì 21/10 docenti e studenti sfilano insieme dal Politecnico alla sede del governo e rifiutano di nuovo il dialogo; secondo Top Channel la notte si chiude senza violenze gravi. Giovedì 22/10 idranti in serata davanti al governo, senza bilancio ufficiale.

Polizia e tribunali

La Polizia di Stato conta nei primi cinque giorni 167 arresti, 388 denunce e 132 agenti feriti. Un video del 19/10 mostra sette agenti che colpiscono con gli sfollagente un manifestante a terra; non risulta un riscontro della polizia.

Il Difensore civico, in rilievi preliminari, riferisce che cinque degli otto minori portati al Commissariato numero 1 denunciano violenze, telefoni sbloccati senza ordine del giudice e circa 109 persone trattenute in locali sovraffollati. Non risulta una risposta della polizia.

Giovedì 22/10 il Tribunale di Tirana libera tutti i 27 manifestanti portati davanti al giudice. Secondo Reporter.al gli arresti illegali sono 22, tra cui sei di minorenni; altre testate ne contano 18. La Corte Suprema, dopo l'incendio, sospende le udienze non urgenti.

Il governo

Rama esclude le proprie dimissioni. Il 19/10 annuncia 2.500 euro a ogni agente in prima linea e la perdita delle borse di studio per gli studenti che aggrediscono la polizia. Il 20/10 definisce le violenze una «guerra ibrida» di attori stranieri, senza presentare prove, e annuncia danni a carico dei genitori dei minori, età penale più bassa allo studio, divieto dei social network sotto i 16 anni. Il 21/10 dice che protestare a volto coperto sarà contro la legge, senza indicare con quale atto.

Il 22/10 chiede ai ministri le dimissioni dei direttori delle istituzioni che dipendono da loro. Il 23/10 mostra le foto di 45 fermati, con le sole iniziali: per lui hanno precedenti penali e sono pagati dal crimine organizzato e da forze straniere. Le prove non sono pubbliche. Lo stesso giorno si dimettono i direttori delle Tasse e delle Dogane; BalkanWeb e Koha Jonë contano almeno 20 dirigenti dimessi o in uscita, fonti di governo ne attendono oltre 130, il governo non ha pubblicato elenchi. Il ministro dell'Interno, Ervin Demo, dice che protestare è un diritto costituzionale, ma «non è un diritto a esercitare violenza».

L'opposizione

Sali Berisha proclama la disobbedienza civile, dice che il PD sostiene pienamente la protesta e chiama i suoi in piazza per oggi. Giovedì 22/10 il Parlamento torna in aula dopo una settimana: la maggioranza respinge il dibattito sulle richieste degli studenti, l'opposizione occupa il podio, si arriva agli spintoni. Il presidente Niko Peleshi mette ai voti le leggi e chiude la seduta dopo un'ora.

Europa e Italia

La Commissione europea condanna gli attacchi alle istituzioni e chiede una risposta proporzionata. Il Parlamento europeo chiede un'indagine sull'uso della forza. L'OSCE chiede indagini sulle violenze dei manifestanti e sull'uso eccessivo della forza, e sicurezza per i giornalisti.

Al vertice del Processo di Berlino a Budva, il 22/10, il cancelliere tedesco Friedrich Merz dice che la violenza non deve essere un'opzione per nessuna delle parti; per l'Italia c'è il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L'Albania firma l'accordo per la Forza internazionale di stabilizzazione a Gaza. Un rapporto di ActionAid e dell'Università di Bari calcola in circa 68 mila euro ogni rimpatrio dal centro di Gjadër. Non risulta una replica del governo italiano.

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