PRESS
Dalla Redazione

Albania, cinque giorni di proteste: dagli studenti davanti al Ministero dell'Istruzione all'incendio della Corte Suprema, Rama esclude le dimissioni

Domenica 18/10/2026

Tirana, 17/10/2026: un manifestante con il volto coperto lancia un oggetto davanti a un'auto in fiamme, quinto giorno delle proteste. Foto: SyriTv, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, 17/10/2026, ritagliata
Tirana, 17/10/2026: un manifestante con il volto coperto lancia un oggetto davanti a un'auto in fiamme, quinto giorno delle proteste. Foto: SyriTv, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, 17/10/2026, ritagliata
Ascolta l'articolo (07:24)

Letto da una voce generata con Intelligenza Complementare (AI).

Tirana, domenica 18/10/2026, sesto giorno di proteste. Sabato 17/10 la polizia ha usato per la prima volta i proiettili di gomma, le forze speciali sono state schierate davanti alla sede del governo e in serata sono bruciati il primo piano della Corte Suprema, l'ingresso della Banca d'Albania e una filiale bancaria. Il direttore della Polizia di Stato, Skënder Hita, ha dato il bilancio dei cinque giorni: 167 arresti, 388 denunce, 132 agenti feriti, sette agenti sospesi. Edi Rama esclude le dimissioni. Sali Berisha proclama la disobbedienza civile e chiama i suoi a Tirana per oggi.

La piazza

Tirana, la sede del Ministero dell'Istruzione, dello Sport e della Gioventù in Rruga e Durrësit, punto di partenza delle proteste. Foto d'archivio: Kristina Millona, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, ritagliata
Tirana, la sede del Ministero dell'Istruzione, dello Sport e della Gioventù in Rruga e Durrësit, punto di partenza delle proteste. Foto d'archivio: Kristina Millona, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, ritagliata

Martedì 13/10 alle 14:00 studenti e cittadini si radunano davanti al Ministero dell'Istruzione, in Rruga e Durrësit. Chiedono condizioni migliori per università e dormitori e le dimissioni della ministra dell'Istruzione e del primo ministro. Dopo circa un'ora il raduno degenera: idranti, lacrimogeni e manganelli, poi oltre otto ore di disordini fino al Municipio.

Mercoledì 14/10 gli studenti boicottano le lezioni e tornano davanti al ministero. Nel pomeriggio gruppi in parte mascherati colpiscono con pietre e molotov la sede del governo e incendiano il primo piano del Ministero della Giustizia.

Giovedì 15/10 gli scontri a Tirana durano dodici ore, dal Ministero dell'Istruzione al Parlamento e alla sede del governo. La protesta esce dalla capitale: a Coriza la polizia conta due arrestati e 23 denunciati, quindici dei quali minorenni; a Durazzo, secondo informazioni preliminari, i manifestanti entrano nella Prefettura; a Scutari il comandante della polizia viene colpito alla testa da una pietra e operato.

Venerdì 16/10 il corteo parte più tardi e con meno persone. Sabato 17/10 è il giorno più violento: dalle 13:24 i proiettili di gomma, in serata gli incendi alla Corte Suprema e alla Banca d'Albania.

Polizia e tribunali

Tirana, la sede della Direzione generale della Polizia di Stato. Foto d'archivio: ErtonKashta, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, ritagliata
Tirana, la sede della Direzione generale della Polizia di Stato. Foto d'archivio: ErtonKashta, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, ritagliata

Gli arresti crescono ogni giorno: 16 il 13/10, 55 il 14/10, 56 il 15/10, con sedici minorenni. La stampa riporta cifre diverse: il punto non è chiarito.

Due casi riguardano la condotta degli agenti. Martedì 13/10 Ledion Balla, diciannove anni, ha una gamba fratturata vicino al Parlamento; un video mostra quattro agenti che lo trasportano per gli arti. I quattro vengono sospesi, con il responsabile dell'ordine del Commissariato numero 1. Venerdì 16/10 un agente getta a terra un ventunenne vicino al Ministero dell'Istruzione: frattura vertebrale, senza rischio di paralisi secondo il Ministero della Salute; due agenti sospesi. La dinamica dei due casi non è chiarita.

Il Difensore civico ha aperto un'indagine sull'uso della forza e in tre giorni ha incontrato 214 fermati: 26 hanno segni di violenza, alcuni minori sono stati interrogati senza genitori né psicologo. Non risulta una risposta della polizia ai rilievi.

Il governo

Edi Rama, primo ministro albanese, il 15/05/2026. Foto d'archivio: Stenbocki maja, Wikimedia Commons, CC BY 4.0
Edi Rama, primo ministro albanese, il 15/05/2026. Foto d'archivio: Stenbocki maja, Wikimedia Commons, CC BY 4.0

Il 13/10 Rama è a Lussemburgo, dove l'Albania chiude in via provvisoria il capitolo 20 dei negoziati con l'Unione Europea, e non parla della protesta. Nei primi due giorni parla il ministro dell'Interno, Ervin Demo: condanna le violenze e accusa forze politiche e persone straniere, senza presentare elementi.

Giovedì 15/10 Rama interviene per la prima volta, in un video dagli uffici bruciati del Collegio d'Europa: offre dialogo agli studenti e attribuisce le violenze all'opposizione. A Reuters esclude le dimissioni: «l'anno scorso abbiamo avuto elezioni, non una rivoluzione». Venerdì e sabato ripete la linea: niente concessioni, niente dimissioni, la protesta è opera di una forza politica e di fattori esterni, senza prove.

Nella maggioranza la deputata socialista Elisa Spiropali, ex ministra degli Esteri, chiede a Rama in una lettera aperta una soluzione politica e non esclude elezioni anticipate. Il ministro della Giustizia, Toni Gogu, dichiara sabato: «La protesta è un diritto. La violenza non è protesta». Il presidente della Repubblica, Bajram Begaj, chiede moderazione a tutti e si offre, con la Presenza OSCE, per facilitare il dialogo.

L'opposizione

Sali Berisha con Belind Këlliçi durante l'inno nazionale, novembre 2021. Foto d'archivio: Eden Kollçinaku, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, ritagliata
Sali Berisha con Belind Këlliçi durante l'inno nazionale, novembre 2021. Foto d'archivio: Eden Kollçinaku, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0, ritagliata

Sali Berisha, presidente del Partito Democratico, porta i suoi davanti al ministero dal 14/10 e chiede le dimissioni di Rama e un governo tecnico; il 15/10 il PD chiede un governo di transizione ed elezioni anticipate. Sabato 17/10 Berisha proclama la disobbedienza civile e chiama a Tirana per domenica 18/10. Rama attribuisce le violenze all'opposizione, senza presentare prove.

Giovedì 15/10 la seduta del Parlamento è annullata un'ora prima dell'inizio e rinviata a giovedì 22/10.

Europa e Italia

La Delegazione dell'Unione Europea si aspetta una polizia proporzionata e indagini prioritarie sulle denunce di forza eccessiva. Le Nazioni Unite in Albania chiedono moderazione e proporzionalità. L'ambasciata degli Stati Uniti estende l'avviso di sicurezza a sette città e nella notte condanna violenza e distruzioni, chiedendo moderazione a tutte le parti, senza citare la condotta della polizia. Fino a sabato le edizioni non registrano dichiarazioni del governo italiano.

I numeri della settimana

La settimana prossima

Le edizioni quotidiane, con tutte le fonti: https://nuovaora.it

Notizie raccolte da media e fonti pubbliche. Nuova Ora riporta quanto pubblicato dalle fonti e non si assume responsabilità per il loro contenuto.

Produzione supportata con l'aiuto di Intelligenza Complementare (AI).

Nuova Ora è un'iniziativa indipendente per aiutare la comprensione di ciò che avviene in Albania da parte di italofoni.

Tutti gli articoli della Redazione